dott.DavideParodi
Psicologo - Analista Biografico

PSICOLOGIA DEGLI INFISSI. APPUNTI SPARSI SULLE FINESTRE E SULLE APERTURE.

 

Le finestre, come le porte, sono dette “infissi”, il termine deriva  da “inserire” o “infissare”, dunque mettere qualcosa in un’apertura preesistente.  

Gli infissi, vengono per l’appunto infissi quando la struttura della casa, dalle fondamenta al tetto, è formata, completa e piena di aperture. Immaginare di vivere in una casa senza porte e finestre è molto difficile e l’uomo copre le aperture delle sue grotte, tende, capanne, case con coperte, pelli di animali, tessuti…da sempre. 

Possiamo dire che essenzialmente gli infissi svolgono funzione di filtro su vari livelli: termico, acustico, luminoso e degli accessi. Gli infissi sembrano garantire all’abitante una scelta rispetto all’apertura nuda e cruda che riceve e dona senza la minima possibilità di controllo. Parlando di finestre ecco allora che ogni filtro prende una sua forma a seconda delle esigenze del proprietario di casa, così compaiono sbarre, serrature, tapparelle, persiane, tende, drappi, vetri doppi, singoli, colorati, scuri, zanzariere. Ognuno organizza le proprie aperture a seconda di ciò che intende o spera di tenere fuori, tenere dentro, far entrare, uscire, vedere, far vedere, sentire, non sentire, insomma dosare. 

 Nei sogni la casa è comunemente ricondotta all’interiorità dell’individuo e se le finestre sono gli occhi delle case, allora gli occhi sono le finestre del corpo. Ecco perché spesso da uno sguardo si può avere la sensazione fugace di aver capito molto. 

Mi chiedo se sia anche per questo che in campagna ci si sente più liberi che in città, per meno occhi addosso.   

 Una finestra sul mare, una vista meravigliosa, curano l’anima e stimolano la riflessione come poche cose al mondo: quante poesie saranno entrate nella cornice di una finestra? 

 Dalla finestra a volte ci si butta. 

Nota biografica: quest’anno ho cambiato casa e l’ho fatto principalmente per le finestre. Davvero. Nel nuovo appartamento ci sono molte finestre, alte, di legno. Quando ho deciso di trasferirmi la proprietaria mi ha detto: “non si preoccupi, le finestre le cambieremo al più presto, so che sono vecchie, di legno, non hanno scuri e presentano alcuni spifferi.” Subito ho pensato che potesse andarmi bene, e invece no, qualche settimana dopo ero a richiamarla chiedendole di non cambiarle. 

Ho sentito chiaramente che l’alluminio, o addirittura un materiale più isolante, mi avrebbe protetto dal rumore, dai suoni, dal freddo, dal caldo e ho sentito anche che non è questo che voglio, non così tanto almeno. Non vivrei mai senza finestre ma ho bisogno di più permeabilità, di respiro. Le finestre di legno vanno bene, lasciano entrare gli schiamazzi dei gabbiani, il suono forte del campanile, il vento fresco di settembre, tutte cose che spesso mi svegliano, di questo ho più bisogno. 

“Grazie, non sostituisca le finestre della casa, vanno bene così, sono perfette per me, al limite le accomoderò per quel che mi serve.” 

Ecco fatto, ora penso che nel flusso della scrittura mi sono aperto troppo e ho voglia di accosare le persiane, 

dì fare un po’ d’ombra. 

In foto due finestre, una vera, una dipinta. Se ne trovano molte girando per il genovese. La repubblica di Genova nel '700, per rimpinguare le casse, istituì la famigerata "tassa sulle finestre". Chi aveva più finestre in casa, avrebbe pagato di più ed in genere, ad avere più finestre erano i signori più ricchi, proprietari dei sontuosi palazzi del centro. Fatta la legge, trovato l'inganno: fu così che molti, per risparmiare, decisero di far murare le finestre, o di costruire case con meno finestre del solito dipingendo quelle mancanti. 

Ti sei mai chiesto qual’è la tua storia con le finestre? 

Che rapporto hai con le aperture, come le organizzi, le gestisci, che senso hanno per te? Cosa vuoi, cosa puoi, tenere fuori, tenere dentro, se vuoi cambiarle?

Ogni cosa nel mondo ha la sua storia, 

nell’analisi biografica ci si occupa di questo, 

dì far parlare il mondo, di ascoltarne le storie.

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