Ho notato che ultimamente va di moda dire “beh, ma essere felice non è un obiettivo della mia vita”, mi sembra quasi diventato cool in un certo senso, se posso capire cosa si intenda, vorrei anche mettere tre punti di sospensione e un punto di domanda, insomma vorrei che non si restasse a questo, che si trovasse il coraggio (perchè ne serve e molto) di dire e di ammettere a se stessi che si voglio essere felice e gioioso, che almeno riconosco in me un anelito alla felicità, alla vita buona. Da qui in poi, di cosa sia questa felicità, questa gioia, possiamo discutere, anzi dobbiamo, per partire per un viaggio (spesso a togliere) di scoperta del dove e del come si trova questa felicità, questa gioia del semplicemente vivere. Penso da un po’ che prendersi cura di sé possa essere un attività semplice come raccogliere pietre in spiaggia, un attività di cui tanto si parla, ma che spesso non pratichiamo con questa semplicità e soprattutto con costanza: una pietra al giorno, di forme differenti, che non hanno valore per molti ma che a ben guardarle sono mondi infiniti di piegature, vene, colori, luci, rientranze, spigolosità, sinuose colline e valli buie, ogni pietra un mondo di cui si potrebbero fare mille trattati, scrivere mille libri. Il fatto è, credo, che il viaggio di scoperta di questa gioia che può sembrare nascosta ed introvabile richiede per forza di attraversare difficoltà, sofferenze magari lasciate sole per anni, richiede di fare i conti, di pulire negli angoli, di togliere la polvere, di osservare, ascoltare, di mettere lo sguardo dove prima forse non ci andava di metterlo, di uscire per andare a raccogliere il sassolino del giorno, anche quando piove. Richiede insomma di non fare finta, almeno di tendere a questo. Ogni giorno una piccola pietra, ogni giorno un piccolo momento di onestà con se stessi, un piccolo momento di respiro, di confronto anche con il difficile, anche con quello che fa scendere una lacrima. Piano, senza esagerare, lasciando che sia l’acqua a sciogliere la pietra.
In questa immagine ci sono 56 pietre, 56 giorni, 8 settimane. La scienza ci dice che il cervello può cambiare la sua forma significativamente in otto settimane, non è straordinario? Un piccolo momento di pratica del respiro, un piccolo momento di presente, ogni giorno, semplicemente per osservare se cambia qualcosa, e cosa, e come, certo è una scommessa, si va verso l’ignoto e potrebbe anche non dare il frutto che pensiamo. Una riflessione seria, determinata, relativamente calma e soprattutto costante. Sembra facile ma per il mondo e il modo in cui siamo abituati a vivere può essere molto complesso, serve attenzione e l’attenzione ci è rubata costantemente. Bisogna essere attenti come gatti che attendono il topo fuori dalla tana. La pratica della consapevolezza è un’avventura. Da lunedì ci troviamo una volta a settimana per stare insieme, per condividere, per mettere nel sacchetto un sassolino alla volta e per semplicemente osservare, ascoltare. Io penso che quando una certa gioia, la si riconosce davvero in 56 sassi, per non dire in uno soltanto, beh.
Incontrarsi, 8 appuntamenti con l’ascolto e le pratiche di consapevolezza.

