dott.DavideParodi
Psicologo - Analista Biografico

Dal paese alla metropoli. Spaesamento.

 

 

Parliamo di spaesamento:

La parola paese viene da "Pagus", che indicava la suddivisione amministrativa delle regioni rurali dell'antica Roma. Nel corso del tempo questo termine ha assunto il significato di "villaggio" o "area rurale" e oggi usiamo questa parola per definire sia un antico insediamento di campagna, sia una nazione. Si dice "paese che vai, usanze che trovi", questo motto evidenzia come all'interno di ogni tipo di confine, che sia del piccolo paese, della città, dello stato, del continente, possiamo identificare tratti comportamentali e culturali che accomunano gli abitanti di quella zona. In altre parole è evidente come il luogo in cui viviamo e cresciamo ci forma in vari modi e ci abitua ad un certo modo di fare, a certe tradizioni, a certi paesaggi che in qualche forma e misura ci troviamo a ritenere la "normalità". Questo tipo di assetto fa si che l'andar fuori dal paese sia legato a sentimenti a volte molto intensi e contrastanti: 

"In Francia la sensazione di essere uno straniero è nota come "dépaysement" (spaesamento è la traduzione letterale). A volte è una frustrazione che ci fa sentire turbati, fuori posto. Altre volte, invece ci fa girare la testa, con un senso di leggerezza che si può provare solo quando si è molto lontani da casa. La più improbabile delle avventure ci sembra di colpo possibile. E il mondo diventa, di nuovo, un posto tutto da scoprire."  *1

Insomma parliamo di abitudine e di cambiamento, e dei sentimenti legati a questo tipo di esperienza usando simbolicamente il paese natio, il viaggio, il trasferimento, o altri motivi per i quali i nostri stessi luoghi, concreti o dell'Anima, ci risultino non più così riconoscibili. 

Nello spaesato risuona il paese come un confronto imprescindibile, alcuni paesi sono meno distanti dal suo e ci si ritrova più facilmente, altri all'inizio sembrano pianeti impossibili. Nel film culto "il ragazzo di campagna" con Renato Pozzetto, questa tematica è trattata con grande ironia e intelligenza: Loris, ragazzo di campagna, è costretto dalle circostanze a recarsi a Milano. Qui lui così abituato alla semplicità della vita rurale che tuttavia gli sta stretta, incontra e si scontra con la complessità della vita in città. 

Paese di campagna e città come simboli l'uno di semplicità, antichità e insieme di povertà e di una certa limitatezza, l'altra di moderna complessità e insieme di infinitamente maggiori possibilità, anche inutili, anche superflue. 

Pensiamo ora alla geografia del più classico dei paesi rurali del nostro territorio. Immaginiamo di stare viaggiando in bicicletta, in autobus, in auto, in treno, attraverso la campagna toscana ad esempio. Il sole illumina le colline e si sente distintamente l'odore dell'erba, del fieno, a tratti del letame. L'occhio si perde e sembra ci siano solo campi e prati e alberi e natura, quando a un tratto la nostra attenzione viene attratta da qualcosa che svetta oltre la collina. È il campanile del paese vicino, l'edificio più alto e più sacro attorno al quale sembra, e non solo sembra, orbitare la vita della comunità li insediata.  

Il campanile orienta nello spazio perché è visibile da ogni luogo, e nel tempo che scandisce con le sue campane. 

C'è un famoso episodio raccontato dall’antropologo Ernesto De Martino legato proprio al campanile del paese di Marcellinara: 

Ricordo un tramonto percorrendo in auto una strada della Calabria. Non eravamo sicuri del nostro itinerario e fu per noi di grande sollievo incontrare un vecchio pastore. Fermammo l’auto e gli chiedemmo le notizie che desideravamo, e poiché le sue indicazioni erano tutt’altro che chiare gli offrimmo di salire in auto per accompagnarci sino al bivio giusto, a pochi chilometri di distanza: poi lo avremmo riportato al punto in cui lo avevamo incontrato. Salì in auto con qualche diffidenza, come se temesse una insidia, e la sua diffidenza si andò via via tramutando in angoscia, perché ora, dal finestrino cui sempre guardava, aveva perduto la vista del campanile di Marcellinara, punto di riferimento del suo estremamente circoscritto spazio domestico. Per quel campanile scomparso, il povero vecchio si sentiva completamente spaesato: e solo a fatica potemmo condurlo sino al bivio giusto e ottenere quel che ci occorreva sapere. Lo riportammo poi indietro in fretta, secondo l’accordo: e sempre stava con la testa fuori del finestrino, scrutando l’orizzonte, per veder riapparire il campanile di Marcellinara: finché quando finalmente lo vide, il suo volto si distese e il suo vecchio cuore si andò pacificando, come per la riconquista di una «patria perduta». Giunti al punto dell’incontro, si precipitò fuori dall’auto senza neppure attendere che fosse completamente ferma, e scomparendo selvaggiamente senza salutarci, ormai fuori della tragica avventura che lo aveva strappato allo spazio esistenziale del campanile di Marcellinara. Anche gli astronauti, da quel che se ne dice, possono patire di angoscia quando viaggiano negli spazi, quando perdono nel silenzio cosmico il rapporto con quel «campanile di Marcellinara» che è il pianeta terra, e il mondo degli uomini: e parlano, parlano senza interruzione con i terricoli, non soltanto per informarli del loro viaggio, ma per non perdere «il senso della loro terra».” *2 

Quanto conosciamo il nostro paese interiore? Come accogliamo il cambiamento? E l’uscita dai confini del noto per andare verso lo sconosciuto? Come ci sentiamo quando scompaiono all’orizzonte i nostri riferimenti sacri, quando crollano, quando vogliamo modificarli? Queste domande animano la ricerca interiore e spesso sostengono il nostro bisogno di conoscerci meglio. 

Facciamo ancora uno sforzo di immaginazione, un salto che sembra quantico ma che è soltanto di qualche centinaio d’anni, andiamo a Dubai, a vedere “il campanile” più alto e più moderno che esista sul nostro pianeta. 

Il Burj Khalifa, con i suoi 829 metri è l'edificio più alto del mondo, di proprietà di Emaar Properties, una delle più importanti multinazionali al mondo nel settore edile. La struttura ospita una combinazione di funzioni, tra cui residenze private, uffici, hotel e spazi commerciali. Il famoso hotel "Armai Hotel Dubai" si trova all'interno del Burj Khalifa. 

Di quale chiesa sia il campanile questo colosso d’acciaio vetro e altri materiali futuristici è facile immaginarlo, e anche a quali valori faccia da perno. Possiamo così, ancora una volta, renderci conto delle proporzioni del cambiamento degli ultimi secoli di storia.

Un tempo, in paese, non c’era molta scelta sul fatto di andare o non andare a messa la domenica mattina, sul fatto di sposarsi, fare figli, scegliere tra il lavoro del padre e quello dello zio, mentre oggi, fortunatamente anche senza vivere a Dubai possiamo scegliere di votare la nostra vita ad un infinità di chiese diverse, chiese non/chiese comprese. Abbiamo a disposizione così tanti campanili e grattacieli che possiamo nella potenziale libertà rimanere bloccati al bivio dalle migliaia di strade possibili. 

Chiudo allora con una citazione alta: “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” come ci insegna da sempre il nostro amato Peter Parker, e allora si, con l’aumentare esponenziale delle scelte, delle possibilità, è sempre più importante tornare alla radice antica del conosci te stesso, il tuo territorio, la geografia della tua Anima, perché soltanto così potrai essere un poco più consapevole delle tue scelte e tra le infinite possibilità trovare quelle che più risuonano con le campane dei tuoi valori e dei tuoi intenti del momento.

A questo l‘analisi si dedica, alla conoscenza di sé. Uno spazio analitico, può essere un buon modo per aiutarci a non farci trascinare dal flusso delle scelte preconfezionate e a non essere travolti dalle mille luci della città.   

 

*1. Atlante delle emozioni umane. Utet. Tiffany' Watt Smith. 

*2. La fine del mondo. De Martino. Ed. Einaudi 

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